LUNEDI
La mattina ci siamo alzati presto (Ariel sempre d'ultimo!!) e siamo
usciti per fotografare la cittá sotto la luce del mattino.
Al boulevard c'era il caffé per i turisti di sinistra: 0.25
di dollaro (secondo Guido, buono!!). Poi siamo andare a fotografare
le case, le macchine, i ragazzi della scuola elementare (di rosso)
e quelli della media inferiore (di giallo) che si trovavano al parco
dove finiva il boulevard, ed anche un cartellone del Che che c'era
all'angolo. Quella piazza sembrava d'essere il parco centrale della
cittá perché c'erano pure lí il palazzo della
municipalitá, vecchie scuole private e la cattedrale. La cittá
di Cienfuegos, come altre dell'interno dell'isola, é una cittá
pulitissima e colorata. É proprio un mosaico variopinto di
stili architectonici, ognuno per ciacuna delle nostalgie degli emigranti
europei che la costruirono nel dicianovesino secolo. Vicino al mare
ci sono le lussose case degli anni 50.
Da visitare, il Castello di Jagua che si trova verso la fine del lungomare.
Insomma, come diceva un suo cantante, forse il piu bravo che ci sia
nella nostra musica; Il Benni Moré...Cienfuegos es la ciudad
que más me gusta a mi...(...Cienfuegos é la cittá
che piu piace a me...) Oggi il sole ci accompagna dal mattino e abbiamo
desciso per questo prendere la strada presto. Col ditto sulla carta
stradale abbiamo seguito il percorso Cienfuegos-Trinidad-Escambrai-Santa
Clara. Finora abbiamo fatto 820 Km. Pure se c'erano percorsi piu diretti
e semplici, abbiamo sempre scelto quello vicino al mare. Alla uscita
della cittá Guido ha fotografato piantagoni di mango e ha fotografato
pure me chiedendo informazioni a due contadini su una carrozza a cavallo.
Per strada abbiamo fotografato una immagine da film in cui c'era la
pianura con delle mucche, e dietro, con un azzurro tenero e lontano;
la costa e il mare. Dopo intrecci di strade e impauriti di non vedere
piu il mare, lo abbiamo finalmente ritrovato. Prima di arrivare a
San Juan, un villaggio di contadini ai fianchi della via, abbiamo
dato paesaggio ad un vecchio che faceva la strada a piede. Lo abbiamo
lasciato nel villaggio, proprio all'ingresso dove c'e' la bodega,
il negozio dove andiamo noi cubani per fare la spessa colla tessera.
Ma in questi posti di campagna, la bodega non é soltanto il
posto dove si soddiface il bisogno di sale, zucchero e riso, é
pure il posto d´incontro al mattino o la sera, Il posto dove
si trova l´amico, il vicino di casa e ci informiamo di quanto
é successo nel villaggio. Addirittura é il posto d´incomtro
collo estero perché lí arriva la posta e si trova pure
il telefono pubblico. Il mare lo abbiamo subito ritrovato dopo San
Juan, ce lo ha detto pure il vecchio. Era una strada che scendeva
fino correre di vicino. Due campeggi popolare e un filo continuo di
spiaggia abbiamo raggiunto, ma era troppo presto la mattina e Milly-Guido
hanno lasciato perdere, fiduciosi di trovarne altre. Ma la tentazione
non si é resistita quando siamo passati per spiaggia Inglés.
Vicina cinque metri dalla via. L'abbiamo presa tutta per noi. Iniziava
lí e si perdeva per piu di due Km. A questo punto non sapevamo
cosa si poteva fare con tutta quest immensitá. Guido non sapeva
se mettersi il costume da bagno o fare subito delle fotografie, Milly
voleva subito mettersi nell'acqua oppure cercare delle conchiglie.
Cio ha fatto Guido rendersi conto che eravamo in un paradiso per collezionisti.
Ogni tanto ne prendeva una oppure prendeva petre in cui risconosceva
fossili. Finalmente, tutti e due si sono mesi in acqua. Io, invece,
mi sono respinto di fare il bagno e ho cominciato a camminare per
la spiaggia. Ho fatto i due Km sulla sabbia per poi rendermi conto
che dopo un giro, la spiaggia continuava fino un campeggio popolare.
Solo traccie di mucche fuggiasche ho trovato sulla sabbia. Da lontano,
una piccola imbarcazzione di pescatori appena si poteva vedere perché
qualche volta si perdeva nel riflesso del sole. Nell'ingresso della
spiaggia, all'altro lato della strada, c'erano tre case. Subito arrivati,
sono venute due signore, proprio le padroni di due delle case.Una
per offrirci della colazione e un'altra per chiederci paesaggio fino
Trinidad. Pure dopo ci hanno offerto le sue modeste case di campagna
in affitto, quando vogliamo e per il prezzo da noi scelto, provandoci
in questo modo che e' un posto poco visitato dall'occidente. Comunque,
lí c'e' sempre la possibilitá di scegliere il campeggio
popolare vicino. In questo posto da film siamo stati per piu di due
ore. Guido ha dovuto iniziare il duo rullino 11. Pure é dovuto
scegliere tra un mucchio di conchiglie raccolte quale portare con
noi in casa e poi in Italia. Abbiamo pure portato con noi Martha,
una delle padrone di casa. D'allora fino Trinidad abbiamo fatto tutta
la strada in riva al mare. Siamo passati per quattro ponti proprio
allo sbocco dei fiumi Cabagán, Guanayara, Yaguanabo e Hondo,
che subito appena toccati dal sale diventavano spiaggia. Tutti e quattro
in mezzo alla campagna, come se i ponti e la via fossero parte di
questa perfezione. Arrivando in Trinidad abbiamo visto le montagne
che dovevamo attraversare per arrivare in Santa Clara.
Martha ci ha esageratamente consigliato di non farlo con questa macchina
cosi piccola e semplice. Diceva che c'erano salite troppo pericolose
e pioggia tutte le sere che facevano scivolare pure i camion. Con
queste raccomandazioni anche io mi sono preoccupato e forse é
stata la ragione della nostra corta gitta per Trinidad. Questa cittá
si meritava benissimo due o tre giorni per girarla e non proprio perché
ci fossero assai posti e musei, ma sopratutto perché ci voleva
percorrerla nello stesso modo in cui la aveva percorso il tempo per
non rovinare il suo incanto in questi cinque secoli d'esistenza. Guido
soltanto avrebbe bisogno di tutti i suoi 16 rullini portati dalla
Italia per scattarli proprio qui.
Nonostante qualche (assai) personaggio fastidioso di inizio 1990 che
ci offrivano affitto, ristoranti, tabacchi, artigianato e parcheggio,
la passeggiata é stata da sogno. Forse non sia giusto che faccia
io la descrizione di questa antica villa creata verso il 1500, perché
io sono nato in una molto simile piu all'oriente dell'isola (Camagüey)
e non mi renderei conto di tutte le meraviglie a cui ormai mi sono
abituato. Ma trinidad aveva qualcosa di particolare, alla fine di
ogni stradina di pietra non assai lunghe, appare la natura e in fondo,
custodendo la cittá, le montagne verdi. Tutto quanto non andrebbe
cosi abbagliante senza il sole e i suoi raggi. Forse oggi questa villa
non é piu cosi viva come prima, pure se invadita dal turismo
occidentale, pure se per questo tutti si impegnano in mantenere ogni
dettaglio della parte antica. Ma qualcosa di diverso, antico ed emozionante
potrá viverci. Solo io sapevo che questa cittá ha pure
uno spazio in campagna; El Valle de los Ingenios (Il valle dei zuccherifici)
dove ci sono le antiche case dei terratenenti padroni di piantagioni
di zucchero. Le loro case, i primi zuccherifici nell'isola, e sopratutto
le loro passioni ci sono ancora lí custoditi dal tempo, dal
turismo e dal popolo. C'e' pure lí, in mezzo alla pianura,
la antichissima torre Manaca-Iznaga di 45 metri e costruita verso
il 1826. Dicono che forse sia stata costruita per controllare le loro
propietá o fose nella travolgente rivalitá tra due fratelli
per l'amore di una donna. Hanno voluto dimostrare la grandiositá
del loro amore, uno ha fatto il pozzo piu profondo che é stato
allora possibile e l'altro ha costruito la torre, facendola alzare
in su piú lunga dal pozzo.
Due passioni che ci vengono regalate oggi e che purtroppo noi non
siamo riusciti a visitare per la paura del tragito per le montagene.
Appassionati anche noi , ci siamo scordati di fare colazione e pranzare
pure se era gia mezzo giorno. Per questo abbiamo mangiato delle pizze
locali, ma non proprio quelle per turisti, anzi quelle per cubani
e ci hanno costato 0.15 dollari ognuna. Addirittura Milly ed io abbiamo
mangiato del riso con fagioli, carne di maiale e insalata di pomodoro
per 0.50 dollari. Guido ha controllato la sua posta elettronica su
www.inwind.it da un cybercaffé locale. Questi prezzi per accedere
ad internet non sono stati invece i migliori a secondo di Guido; il
collegamento per una ora costa verso 5 dollari oppure la frazione
d'ora 2.50 dollari. Dopo siamo usciti da Trinidad per la stessa via
per cui siamo entrati. Alla sucita c'erano un sacco di persone chiedendo
paesaggio ma se prendessimo qualcuno, forse dovremmo andare diretto
in Santa Clara. Ma comunque quasi alla fine di una possibilitá
di scelta, ci siamo fermati per prendere qualcuno, ed é stato
Ricardo, uno che forse non si meritava quel viaggio cosi comodo e
facile perché pure lí chiedendo paesaggio c'erano donnne
con bambini in braccia e vecchi.
Lui portava uno zaino e tra le mani una decina di umbrelli caraibichi
fatti coi fogli dell'albero di coco. Lui ci ha chiesto d'indicarci
la strada giusta per Santa Clara, ci ha detto di conoscere benissimo
l'Escambrai. Ci ha pure indicato qualche posto carino e sopratutto
ci ha raccomandato di avere cura nelle salite e le discese di montagna.
Lui parlava colla sua sperienza di due incidenti tra queste montagne,
in cui miracolosamente aveva salvato vita. Spesso le macchine e i
camion perdono i freni e cadono giú in fondo fino scomparire.
Forse per questo ha indovinato che pure noi avevamo dei problemi ai
freni posteriori. Guido ha detto di si e ci ha mostrato la luce rossa
che lo indicava. Per rilassarci, Ricardo continuava a parlare, assai
troppo, e ci ha forzato cambiare il nastro di Jovanotti che sentivamo
allo stereo per un'altro in inglese che ha preso dal suo zaino. Dopo
ci ha dato un'altro dicendo d'essere un certo gruppo Italia-Svizzera
e dicendo che era il migliore sentito in Italia, ma noi subito scoprimmo
che era lo stesso Jovanotti ma in un concerto in live. Incredibile!!!.
Il primo posto che ci ha indicato era un modesto belvedere, era incredibile.
Ci voleva salire le scale per arrivare su in una sorta di costruzione
all'aperto con delle panchine. E ancora si poteva salire sul tetto
di questa sorta di fermata del omnibus. L'immmagine?, non la potrebbe
mai descrivere qui, neppure in spagnolo. Era una immagine che puo
impazzire qualsiasi e farlo restare lí per giorni.
Starci tutto il giorno , addormentarci la sera e svegliarci la mattina,
sempre colla stessa TV, e non proprio quella VOT. Era un blu-verde
tenero e irreale di mare, pianura, montagne e Trinidad. Ci vuole andarci
!. Guido lo ha fotografato. Continuamo pericolose vie ma con immagini
uniche. Ricardo continuava a parlare. Quando siamo passati per Topes
de Collantes ci ha fatto una intera descrizione. Questo é un'immenzo
palazzo a sei piani. Da quando é stato aperto negli anni 50
é stato un sanatorio per tuberculosi. Oggi é un sanatorio
naturale per stranieri e dirigenti del paese. Il palazzo non é
bello ma la natura che lo circonda lo rende miracoloso. Secondo Ricardo,
questo palazzo é stato costruito pensando alla guerra. É
completamente rivestito di acciaio e coperto con 6 cm di cemento,
sotto terra ha altri cinque piani. Dopo, Ricardo ci ha parlato di
lui e ci ha detto di essere guida turistica ma senza lavorare adesso
per conto della situazione internazzionale e la crisi col turismo
(Dicembre 2001). Ci ha detto che stava a fare un corso di botanica
alla universitá di montagna per promuovere il turismo ecologico,
che lui era figlio di uno italiano e una madre cubana e che sta per
andarsene in Italia a febbraio, ma l'italiano mica lo parlava, neppure
gli piaceva, eccetera, eccetera. Cosi
continuo fino dirci -fermiamoci qui, siamo arrivati alla mia casa
ion montagna-. Non avevamo capito finora questo invito a casa sua
e ancora meno sospettato quanto ci aspettava ancora in quel pezzetino
di Escambrai chiamato il Junco. Eravamo arrivati nella indimenticabile
casa di Esther y Chago a 53 km da Santa Clara. Chago (pronunciato
-ciago- in spagnolo) é il fratello di Ricardo, un po´
piu vecchio e contadino di lui. La casa si trovava ad uno angolo de
la via, era di legno e fogli di palma . L'interno non aveva molto,
vecchi e semplici mobili. Noi neppure abbiamo avuto il tempo di starci
dentro perché Ricardo ci ha subito invitato a vedere qualcosa
privata che ci ha raccomandato di non raccontarlo mai a nessuno. Ho
visto per prima uno steccato di legno che circondava il cortile di
casa. Sotto c'era un fiume che correva per tutto il cortile. L'acqua
era cristalina e pure perchè scendeva dalle montagne e dei
sorgenti d'acqua che c'erano pure nel cortille di casa. Tutto stava
ormai organizzato da tanti anni di divertimento e gioia. Quel primo
pezzo con otto metri di profonditá era ottimo per lanciarsi
giu, poi c'erano i sorgenti d'acqua tra cui si poteva sedere, poi
una sorta di piscina naturale e finalmente le cadute d'acqua in cui
si poteva scivolare tra le petre colpite eternamente dall'acqua. Ricardo
ci ha invitato a fare il bagno e per primo lui si ha tolto l'abbigliamento
e si ha lanciato nell'acqua. Poi ha invitato il cane di casa che é
entrato subito. Guido non lo ha pensato molto, invece Milly ha capito
che quella acqua che correva e sorgeva dalle montagne era fredda da
bere. Ricardo ha tanto giocato lanciandosi in acqua e poi spingendo
il cane di casa. In questo modo Milly si é convinta di provarci.
Tra racconti delle personalitá che hanno avuto l'opportunitá
di visitare quello incanto e fotografie fatte a noi da Ricardo, é
venuto il fratello a portarci del caffé e le banane. Potrebbe
sembrare esagerato oppure pubblicitá, ma il caffé coltivato
in questa regione di montagna é considerato tra i migliori
al mondo, insieme a quello colombiano. Io non ho mai voluto fare il
bagno, ma cio era un vero peccato.
Per ultimo anchio mi sono tolto l'abbigliamento e mi sono meso piano
piano in acqua da cui sono uscito subito per andare nelle cadute d'acqua
per sedermi un bel po'. Senza volerlo abbiamo finito il bagno e siamo
ritornati vicino alla casa. Guido allora ha desciso di fare le fotografie
e comprare semi di caffé per portarli in Italia. Il fratello
di Ricardo é stato pure lui bravo ad invitarci lí ogni
volta che vogliamo, nonostante la loro modesta e felice povertá,
ma pure cosi, in un posto come questo, tanti vorremmo abitare. Magari
non tolgano mai loro di questo pezzetino di paradiso. Loro hanno pure
rigalato a Milly due semi, che secondo loro, portano fortuna. Pure
se poi in una isolata spiaggia ne ho trovato altre, il significato
di quelli rigalati non é mai cambiato. Che bella storia é
stata questa!. Per Milly e Guido é stata la piu bella nel nostro
viaggio, per me é sto un fatto inespiegabile; Abbiamo preso
per caso Riccardo in mezzo alla via e invece lui ci ha offerto un
pezzo del suo paradiso privato. La fortuna si trova ovunque!. Continuamo
viaggio quasi col tramonto. Passiamo per tanti altri villaggi di montagna.
I bambini ritornavano dalle scuole e tutti guardavano passare la nostra
macchina blu dalla "bodega". Ci é rimasto di questo
giorno la nostalgia. Anche quando verso le ore 19:00 abbiamo lasciato
Ricardo vicino a casa sua in Santa Clara. Non avevamo pensato finora
a cercare un posto dove passare la notte. Per fortuna Milly ha pensato
subito alla famiglia del suo ex-fidanzato, che abitava in questa cittá.
Pure se lei sapeva che il suo ex Heriberto non era adesso a casa sua.
Era nelle caverne di Matanzas a fare studi archeologici. Abbiamo desciso
arrivarci, al meno per chiedere informazione. Addirittura avevamo
bisogno di "benzina economica" e forse questo potrebbe essere
un posto da fidarci. Appena arrivati in casa del ex di Milly, l'informazione
é diventata uno invito per restare e ci siamo subito sentiti
in famiglia. A casa abitavano il padre di Heri, un signore un po'
piccolo di piu meno 60 anni, Aya, sua sorella, una ragazza non assai
alta e magra ma bellina con le suo linee orientali in faccia e la
sua figlia, molto diversa di lei, tutta mulatica. Noi, poco dopo siamo
usctiti per mangiare fuori, non volendo disturbare troppo. Al centro
molto pulito e colorato come in Cienfuegos, abbiamo mangiato ad un
negozio cubano. Per 1.50 dollari compriamo sei panini con prosciuto
e formaggio, due bastoncini di farina e carne e tre zucchi d'arancia.
Pure se economica e fidabile, la spessa nei negozi cubani non ha mai
la qualitá di quella per turisti stranieri. Milly ed io eravamo
abituati e Guido ha fatto veramente e bravamente un soggiorno di cubano.
Ritornando, Guido ha comprato dei biscotti all'albergho Santa Clara
Libera per i due carini bambini di casa. Il genitore di Heri é
stato molto gentile ad offrirci la sua casa e Aya é stata la
nostra guida per Santa Clara. Meglio dovrei dire Aya e la sua bambina
di sette anni. Dopo fare bagno e far diventare felicissimi i bambini
con i biscotti, Aya ci ha detto di portarci alla anteprima del domani,
sopratutto un giorno molto speciale per Guido Rosso. Siamo andati
tutti i quattro con i bambini nella piazza dove c'e' il monumento
del Che Guevara.
E' stato costruito da prima della sua scoperta in Bolivia nel 2000.
Tutto in Santa Clara é intorno a lui; le scuole, le piazze,
le fabriche. Tanti posti e istituzioni portano il suo nome dalla sua
morte nel 1967. E' stato il posto in cui tenutosi l'ultima e descisiva
battaglia prima del 1º Gennaio 1959. E' stata la battaglia vittoriosa
piu bravamente condotta dalle truppe guerrigliere cubane condotte
da Fidel che allora era nelle momtagne dell'Oriente cubano, quindi
é stato il Che a condurre questa battaglia. Quella sera-notte
nella Piazza della Rivoluzione Che Guevara, non aveva a che vedere
con quel fine dicembre 1958. L'aria fredda e la tranquilitá
di quella pianura cementata sembrava piuttosto la selva boliviana
in cui finira i suoi ultimi giorni. Altri giorni invece, quando c'e'
qualche marcia, diventa quella fine 1958, inizio 1959. Ritorniamo
con freddo e stanchi a casa, aspettiamo a che finira il teleromanzo
per piazzare nostro letto sul pavimento con coperte e materassini.Milly
dormí invece nel letto di heri. Prima di spegenere la luce
Aya ci ha portato del cioccolatto al latte caldo, che é andato
benissimo. Alla fine di questa giornata, una conclusione; Difficile
che un giorno meglio di questo sia ancora per venire. |